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Presentazione

La storia delle scienze politiche e sociali

Le scienze politiche, che fanno parte del più ampio campo delle scienze sociali, tentano di spiegare i fenomeni politici e le loro molteplici e complesse relazioni con l’economia, la cultura e la società.

Rispetto alla filosofia, alla storia e al diritto, le scienze politiche sono una disciplina relativamente giovane, se si considera che le prime università espressamente dedicate a questo settore di studi vennero fondate solo alla fine dell’Ottocento: a Parigi, nel 1872 (l’École Libre des Sciences Politiques, oggi più conosciuta come «Sciences Po») e in Inghilterra, vent’anni più tardi (la London School of Economics and Political Science, istituita nel 1895).

Negli ultimi decenni dell'Ottocento in occidente, di fronte alle nuove "questioni" sempre più si stagliano come questioni-centrali della politica, (la "questione amministrativa" e la "questione sociale"), si denunciano da più parti le insufficienze dei tradizionali strumenti teorici, di marca esclusivamente giuridica, con i quali venivano indagati, nella prima metà del secolo, i fondamenti dello Stato di diritto.

Il nuovo Rechtsstaat che dovrà darsi carico delle questioni suddette non potrà trovare una risposta vincente in tal senso se non affinando i tradizionali strumenti d'analisi politico-giuridica con un confronto serrato con le nuove scienze politico-sociali. In Germania per esempio (e la figura di Lorenz von Stein è particolarmente significativa in tal senso), il dibattito sulle insufficienze di un mero approccio a carattere giuridico sui problemi dell'analisi e dei compiti del politico diviene particolarmente intenso e troverà una rapida diffusione in tutta Europa.

Anche in Italia, nei decenni immediatamente successivi all'unità si moltiplicano iniziative editoriali (vedi per esempio l'avvio nel 1884 della "Biblioteca di scienze politiche" diretta per la UTET da una figura di spicco come Attilio Brunialti, e il fiorire, a partire dalle metà degli anni settanta, di un numero cospicuo di riviste che fanno delle nuove scienze politico sociali il loro portabandiera) volte a colmare il divario che la cultura italiana sente di avere nei confronti con i paesi leader d'Europa, un'analisi scientifica di ciò che attiene al politico è già molto avanzata.

Il dibattito in tal senso trova un immediato riflesso anche nelle aule parlamentari. Il regolamento-Bonghi del 1875 afferma la possibilità di introdurre nelle università insegnamenti attinenti le scienze politiche (cosa che avverrà effettivamente e pressoché immediatamente, per alcuni insegnamenti, nelle univ. di Roma e di Pavia). A cavallo degli anni ottanta poi si fa strada anche il problema della "casa universitaria" delle scienze politico sociali stesse e incomincia a delinearsi il dibattito sulla possibile fondazione di una autonoma facoltà di scienze politiche.

Fautore di quest'ultima è per esempio Marco Minghetti, uno degli uomini politici e intellettuali di maggior spicco dell'Italia liberale, mentre invece il suo amico e grande estimatore Carlo Francesco Ferraris vorrebbe introdurre gli insegnamenti delle scienze suddette nelle facoltà di giurisprudenza. La fondazione a Firenze del "Cesare Alfieri" rappresenterà una prima risposta nel senso prospettato da Minghetti.

Anche la fondazione della nuova scienza politica (Mosca) ha molto a che vedere con un dibattito generale, diffuso in Italia e in Europa, tendente a sganciare l'analisi della politica da prospettive di analisi generiche o generalizzanti o meramente ancorate agli strumenti giuridici tradizionali (il diritto costituzionale, il diritto amministrativo ecc...), importanti sì, questi ultimi, ma insufficienti ad affrontare le nuove questioni della società e degli Stati contemporanei.

Insieme alle scienze sociali, quelle politiche assunsero dunque, nei primi anni del Novecento, un’importanza crescente in tutta Europa, dove storici, giuristi e filosofi iniziarono ad occuparsi specificamente dello studio dello Stato e in generale di tutti quei fenomeni politici (partiti, movimenti, forme di governo) tipici del sistema democratico, che al tempo stava iniziando a diffondersi nel Vecchio continente.

Alcuni di questi intellettuali – tra cui anche numerosi americani che avevano studiato in Germania, Inghilterra e Francia – si stabilirono negli Stati Uniti, dove esportarono l’interesse per le questo nuovo settore di studi (la prima Facoltà di Political Science venne fondata presso la Columbia University, nel 1880).

A differenza della tradizione europea, che manteneva un approccio storico-giuridico nello studio delle scienze politiche, negli Stati Uniti si consolidò con il tempo un metodo di studio più empirico; fu soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, dunque, che all’interno delle scienze politiche si affermò la cosiddetta «scienza politica», che tentava di analizzare gli aspetti della realtà politica con strumenti analoghi a quelli delle scienze naturali.

In Italia l’origine delle Scienze Politiche come campo di studi accademico si può far risalire alla pubblicazione di «Elementi di Scienza Politica» di Gaetano Mosca (1896), mentre le prime Facoltà universitarie espressamente dedicate alle discipline della politica vennero istituite a partire dagli anni Venti del Novecento.

A Bologna, lo studio delle Scienze Politiche ebbe inizio a metà degli anni Sessanta, quando un gruppo di docenti di alto profilo scientifico e di rigoroso impegno nella vita pubblica fondarono la «Facoltà di Scienze Politiche» dell’Alma Mater Studiorum. Successivamente, è nata la «Facoltà di Scienze Politiche Roberto Ruffilli» nella sede forlivese dell’Ateneo.

Con la recente riorganizzazione del sistema universitario sono i Dipartimenti, e non più le Facoltà, a gestire in coordinamento con le Scuole i diversi corsi di studio e il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali nasce proprio in continuità con la lunga tradizione delle Scienze Politiche consolidatasi nell’Alma Mater, riunendo interamente l’ex-Dipartimento di Scienza Politica e quasi per intero l’ex Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia.

Da un lato quindi il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali raccoglie in parte (insieme al Dipartimento di Sociologia e Diritto e al Dipartimento di Scienze Economiche) l’eredità della suddetta Facoltà di Scienze Politiche di Bologna, che in più di quarant’anni di attività ha formato molti degli amministratori, degli specialisti e dei politici che oggi governano le istituzioni italiane.

Dall’altro, il neonato Dipartimento riunisce gran parte dei docenti della Facoltà di Scienze Politiche «R. Ruffilli» di Forlì, che negli ultimi anni è stata valutata dal Censis come la migliore Facoltà di Scienze Politiche in Italia.

Ma i confini del nuovo Dipartimento sono andati oltre alle ex Facoltà di Scienze Politiche, e ora includono sociologi, storici e giuristi provenienti da altre aree, e in particolare il gruppo di docenti che anima la Laurea Magistrale in Scienza della Comunicazione.

Il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali rappresenta quindi la sintesi delle diverse tradizioni scientifiche (politologiche, sociologiche, storiche e giuridiche,) che hanno animato lo studio della politica all’Università di Bologna negli ultimi decenni.

Fra i suoi docenti vi sono oggi, così come un tempo, consulenti dei ministeri e dell'industria, editorialisti dei maggiori quotidiani italiani, uomini direttamente impegnati nella vita pubblica, mentre in campo scientifico gli istituti di ricerca del Dipartimento sono inseriti nei più importanti circuiti internazionali.

A questo ambiente intellettualmente stimolante e di avanguardia si aggiunge una costante attenzione agli studenti, cui si cerca di offrire una formazione vasta, interdisciplinare e di respiro internazionale.